martedì 21 settembre 2010

Al Caffè de Parma la mostra personale di Nicola Artese (Artes)


Resterà aperta fino al 15 ottobre al Caffè de Parma a Vasto “L’enigma della materia”, la mostra personale di Nicola Artese (Artes) con Didascalie, in versi, delle opere esposte di M.Tilde Pollutri.

Nicola Artese (Artes) torna a esporre, con i suoi ‘quadri’ di recente creazione, opere che pur in un noto filone dell’arte contemporanea che va dall’informale astratto al materico impressionista, rappresentano una sua originale reinterpretazione e sviluppo della tecnica e della poetica genericamente definita del collage. Una ‘pittura’ che utilizza come materiale costruttivo non i pigmenti cromatici tradizionali, pur non escludendoli, quali a olio, acrilici, ad acqua o vernici varie, ma carte variamente colorate e selezionate, magari ritagliate da pubblicazioni a stampa, vecchie e nuove, per giungere sotto l’impulso di un’idea grafica o di una voluta significazione a creare altra, nuova e sorprendente immagine. Una forma-manufatto che ‘agganciandosi’ (per così dire) ai sendimenti mnemonici che ciascuno di noi ha e conserva nella propria mente, per un linguaggio di significazione comune e interpersonale, riesce a proporsi di per sè come nuova forma o come innovativa visione di una realtà supposta come conosciuta e invece ‘reificata’ - con l’opera - per e con nuove significazioni.
In questo l’arte, quella che vale, si fa preziosa informazione creativa e non semplicemente mimetica. Un ‘gioco’ tra il visivo e l’immaginifico, tra il “deja vu” magari banalizzato dalla comunicazione di massa e l’onirico emozionale e mentale, che non solo un artista ma ciascuno di noi può o potrebbe elaborare in un esercizio della mente che non sia semplice rivisitazione (segnica e verbale) della realtà. Per ottenere tale tipo di risultato, concretamente e in modo efficace, Artes, dopo aver figurato nel passato semplicemente su carta e con carta le sue ‘visioni’, nelle sue ultime ‘immaginazioni’ ha gradualmente cominciato a com-prendere, usare, incollare, riutilizzare per le sue ‘pitture’, materiali più vari e corposi (talvolta piccoli ma interi oggetti) da lui incollati e per così dire inclusi in effusioni siliconiche che danno all’insieme una consistenza plastica, trasparenza e modulazione di visione e di luce che presuppongono e permettono una percezione dell’opera-manufatto a più livelli visivi e concetttuali. Una sorta di acquisizione da parte dello stesso artista, e riformulazione in proprio, di quel concetto di “opera aperta” di cui scriveva in un suo saggio U. Eco negli anni sessanta del secolo scorso: una delle chiavi di volta di lettura, per il critico e non solo, per guardare e ‘comprendere’ nella propria mente opere di arte contemporanea, quali chiaramente sono quelle di Nicola Artese.
Le “didascalie” alle opere - versi di Maria Tilde Pollutri - non solo cercano di evitare la nota banalità dei “titoli”, ma nella loro intrinseca e autonoma poeticità d’immagine sia pure verbale, confermano, senza sovrapporsi, la modalità creativa dei quadri e la suggerita chiave di comprensione delle opere in mostra. Un raro binomio di arte visiva e letteratura.

Giuseppe F. Pollutri

Nessun commento:

Posta un commento